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Giornalisti/bookblogger

Giornalisti/bookblogger: guerra all’ultimo inchiostro [parte 3]

…continuazione –  Giornalisti/bookblogger: guerra all’ultimo inchiostro [parte 2]

Bookblogger: aprirsi un blog non è semplice. A parte che ci sono spese vive, ma bisogna investire tantissimo tempo. Non basta svegliarsi una mattina e dire “sono una bookblogger” per esserlo, il primo anno di lavoro passa quasi in sordina, ci si spezza la schiena per i primi sei mesi solo per spargere i semi di quello che, un giorno si spera, sarà un bel blog, non il più grande o il più visitato, solo un bel blog. È un lavoro che ruba tante ore al giorno e non dona nulla in termini economici, lo si fa per passione e quando queste ragazze leggono le solite frasi da carta stampata … anche a loro inizia a ribollire il sangue nelle vene. Signorine, come sopra, frenate i cavalli, anche in questo caso non tutti i giornalisti sono uguali.
Quindi, arriviamo al nocciolo, qual è il vero problema? Il vero problema è che su dieci bookblogger tre sono delle impostore.
Quante volte leggo “bookblogger” e invece hanno solo un profilo instagram, quante volte leggo di autori che hanno inviato il libro a questa o quella ragazza e, la suddetta, non lo ha mai recensito o, addirittura, si scopre che lo ha rivenduto, quante volte leggo recensioni fatte malissimo! Altrettante volte mi imbatto in blog meravigliosi, in recensioni articolate, in ragazze che credono davvero in quello che fanno e lo fanno bene, lo stesso numero di volte in cui leggo articoli da togliere il fiato per la bellezza e pezzi, invece, che addirittura collezionano errori grammaticali come figurine Panini.
Insomma, cosa voglio dire? Che in tutte le categorie, dall’imbianchino, al parrucchiere, dall’avvocato all’agricoltore, dalla bookblogger al giornalista, ci capiterà di imbatterci nel grande professionista o nel ciarlatano. I miei consigli sono gli stessi per tutti: tenete gli occhi ben aperti.

Nel caso del giornalismo le leggi, almeno, ci tutelano: non possono essere minorenni, scrivono per una testata registrata in tribunale, sono iscritti ad un albo … insomma hanno un minimo di controllo e di responsabilità, nel caso delle bookblogger il controllo diventa più difficile. Ogni volta che si parla di rete si parla quasi di un mondo a parte dove le regole civili sembrano sfumare, non è vero ovviamente, le leggi sono valide in internet tanto quanto fuori, ma molte persone, soprattutto ragazzini giovani, non se ne rendono conto, iniziano così a giocar col fuoco creando gravi danni, prima di tutto a sé stessi. Tutti abbiamo fatto delle idiozie a quindici anni ma oggi, con internet a portata di mano, quelle famose ragazzate rischiano di diventare veri crimini. Farsi regalare un libro da un autore promettendo in cambio interviste, pubblicità, recensioni e rivenderlo, ad esempio, significa rubare, solo che se lo fate in un negozio vi ritrovate in centrale a chiamare i vostri genitori, su Instagram non solo è concesso, ma sembra quasi una cosa naturale, una gran furbata, ma di chi è la colpa?
Di chi compra il libro, bravissimi. Un po’ come quando, negli anni ‘90, andava di moda rubare gli stereo nelle auto, la colpa era di chi poi era disposto a comprare la merce rubata perché si sa, e questa è una legge vecchia come il mondo, senza domanda non c’è offerta. Certo, la ragazza potrebbe dire che lo ha comprato e non le è piaciuto perciò lo rivende ma… se ha un blog o recensisce libri su Instagram e il romanzo è autografato … a voi che vi costa mandare un messaggio all’autore per informarvi? Nulla, esatto, e allora fatelo! Seconda regola, avete scritto un libro, volete farlo recensire, vi arrivano un sacco di messaggi e non sapete a chi farlo leggere, vorreste mandarlo a tutti … SBAGLIATO.

Come scegliere una bookblogger piuttosto che un’altra? Ora, lo so che con queste affermazioni verrò linciata da alcune di voi ma, credetemi, lo faccio per il vostro bene e, soprattutto, per il bene della categoria. Prima di tutto affidatevi a bookblogger almeno maggiorenni, certo ce ne sono di minorenni brave ma secondo me oggi si corre un po’ troppo, fosse per me limiterei l’iscrizione ai social alla maggiore età per svariati motivi, uno di questi? I maggiorenni sono perseguibili per legge, quindi se proprio venite imbrogliati non dovete parlare con i genitori ma potete denunciarlo. Non solo, è mia opinione che  per poter affrontare una recensione, bisogna avere a che fare con una persona che abbia in tasca come minimo un diploma e che legga da almeno dieci anni (le favole all’asilo non contano) non credete?  Penso sia il minimo sindacale, voglio dire spesso gli autori sono ragazzi laureati, magari hanno scritto romanzi fantastici ma una ragazzina di 14 anni non ha ancora tutti i mezzi per comprenderli, come possiamo fidarci del suo giudizio? A quattordici anni è giusto farsi le ossa, leggere molto, costruire un proprio pensiero, insomma è l’età per studiare, ci sarà modo poi per maturare e aprire un blog ma a tempo debito, senza bruciare le tappe. Seconda regola: deve avere un blog o, almeno, scrivere per un blog. Solo Instagram non va bene, dovete affidarvi a vere bookblogger o a contributor che pubblicano recensioni per un vero blog. Assodato questo, entrate nel blog e iniziate a spulciare, leggete lo stile, assicuratevi che escano recensioni a scadenze regolari e non un mese si e quattro no, notate se è una blogger attiva che pubblicizza il suo operato anche fuori dal blog oppure no, insomma cercate di capire se lavora a pieno ritmo o se lo fa come hobby una volta al mese.
Dopodiché, se siete convinti, passate ai numeri, quali sono i numeri minimi? Per questo mi sono affidata ai consigli di una navigata bookblogger: il sito deve avere almeno 200 lettori fissi, deve raccogliere 10.000 visualizzazioni, deve esistere da non meno di sei mesi e contare circa 2000 followers su Instagram. È tutto in regola ma … legge libri del vostro stesso genere? Se avete scritto un fantasy e il blog si occupa di gialli siete capitati nel posto sbagliato, potrà essere anche la bookblogger migliore del mondo ma non giudicherà mai positivamente un genere che non ama leggere. Non finisce qui, un consiglio spassionato che mi sento di dare agli scrittori e, implicitamente ai bookblogger, è questo: metteteci la faccia. Autori non fidatevi di chi, su cinquecento post, non ha mai pubblicato una sua foto personale o un video in cui parla di un libro, non fidatevi di chi promette recensioni a destra e manca ma non fa mezza storia dove si mostra in viso, guardare negli occhi,conoscere il volto della persona a cui stiamo per affidare il nostro bene più prezioso è importante.
Bookblogger: fatevi vedere! Truccate, struccate, con i bigodini in testa, prima di andare dal barbiere, con la felpa, il pigiamone o l’abito da sera: non è importante come ma fatevi vedere. Le persone si sentono rassicurate guardando un vostro filmato, ascoltandovi parlare e poi … un video arriva molto più di un articolo, pensate solo a tutta la gente che “non ha letto il libro ma ha visto il film”. Ripeto “metteteci la faccia”, è il modo più veloce per mostrare il vostro valore e spingere la gente a seguirvi.
Infine, se proprio volete andare a cercare il pelo nell’uovo, potreste contattate l’autore di qualche libro recensito e chiedergli come è stata la sua esperienza, sicuramente un confronto diretto non potrà altro che farvi bene e schiarirvi le idee.

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Francesca Rizzi

Consulente Manageriale
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