Io, testa e cuore di Carolina Emme

Voglio presentare Carolina con le sue stesse parole.

Sono poche parole chiare, ma vere e sentite, quelle parole che vengono dal cuore dispiegando passione e amore “Io sono Carolina, la testa e il cuore di quello che è oggi Carolina Emme.”

Carolina è solare, così come la sua terra, la Sardegna e nonostante la sua giovane età (ha solo ventinove anni) ha delineato un suo piano, fatto di obiettivi e traguardi. La giovane, sebbene viva da anni a Cagliari, è in fase di trasferimento…

Una designer a tutti gli effetti, che una volta terminati gli studi in moda e fashion design presso l’Istituto di Moda Burgo ha avuto l’opportunità di fare tanta pratica presso un Atelier di Moda a Cagliari.

Carolina ama i libri, i viaggi, i gatti, il cinema, il vintage e ha una passione smodata per il cibo e Jane Austen.

Conosciamo insieme questa designer di talento…

Come è nata la tua passione per la moda? “Ho iniziato ad appassionarmi al mondo della moda da bambina, durante le lunghissime e caldissime estati passate in campagna, dove molte ore erano spese al riparo dal calore eccessivo. Ero ossessionata dal disegnare abiti e passavo giorni, settimane e riempire pagine e pagine con bozze, progetti, colori e idee, su come mi sarebbe piaciuto vestire “da grande” e su cosa mi sarebbe piaciuto proporre alle altre bambine/future donne come me. La televisione era piena delle immagini dell’epoca d’oro delle top model e la mia mamma, ogni volta che acquistava le sue riviste di moda preferite me lasciava sempre sfogliare… diciamolo, ero circondata dal fashion! Così tra quelle riviste mi ci consumavo occhi e le mani, era una sensazione bellissima e potentissima.”

 

Raccontaci l’inizio della tua carriera… “A parlare di carriera, pare davvero che io abbia fatto tanta strada ma, se mi guardo indietro, non riesco a vedere che pochi passi, incerti, impauriti, sebbene pieni di fiducia e speranza. Ho iniziato con l’accademia di moda, piena di grandi sogni, pensavo ai grandi stilisti, alle passerelle… poi mi sono resa contro, con il tempo e con le poche risorse che avevo, che quella, probabilmente, non era la strada per me e che, se volevo davvero fare questo mestiere e dare vita al mio grande sogno, dovevo ripartire e semplificare. Dovevo, in qualche modo, ritornare a quei furiosi momenti di beatitudine di quando bambina, dove disegnavo senza sosta, per creare abiti per me e per le bambine come me. Così ho fatto: ho semplificato tutto e ho abbracciato una filosofia di vita e di lavoro più etica per me e, spero, anche per gli altri.”

Come mai hai deciso di focalizzarti sugli abiti? “Non credo di aver fatto una vera e propria scelta, non del tutto consapevole quanto meno. In realtà ho sempre amato disegnare più gli abiti che gli accessori (nonostante io sia letteralmente ossessionata dalle scarpe) e, in seguito, disegnarli e crearli… fondamentalmente – quasi senza rendermene conto – ho tralasciato o delegato sempre la parte relativa agli accessori per i quali sento di non avere le energie, il tempo e le competenze necessarie. Proprio per questo, negli ultimi tempi, ho deciso di fare rete, con altri piccoli designer come me per proporre linee e collezioni più complete. In questo modo, nell’ultima collezione sono riuscita ad inserire i bijoux, creati a mano da PetiteFraise, e per le prossime ho in mente nuove collaborazioni per le borse e altri accessori.”

 

Chi sceglie il tuo brand? “Il mio brand viene scelto da tutte quelle ragazze e donne che amano sentirsi alla moda ma anche comode, che hanno una passione per i tessuti naturali e quel sapore un po’ vintage che tocca annate come i ’50, i ’70 e i ’90. Donne dallo spirito un po’ gipsy e un po’ romantico, che non vogliono rinunciare a nessuna delle loro sfumature, alla femminilità, al comfort, alla praticità, alla sensualità e ai colori.”


_DSC5635Cosa vuoi comunicare tramite le tue creazioni?
“Tramite i miei abiti mi piace raccontare storie, persone, passioni personali. La mia musica interiore parla sempre di donne libere, appassionate, dal cuore leggero e dallo spirito colmo di meraviglia, amore e avventura. Cerco di riversare tutto questo nei miei abiti e nelle foto con le quali li presento.”

Parlaci della scelta dei materiali… “Ho tantissima difficoltà a trovare ciò che mi serve e questo deriva dal fatto che serve molto tempo. Ricerco costantemente una materia prima da poter lavorare che risponda a ciò che cerco, sia per qualità, sia per prezzo oltre che per il discorso di eticità ed ecologicità di cui Carolina Emme vuole fare parte. Fortunatamente, con i due fornitori che ormai seguo da tanti anni si è creato un bellissimo rapporto di fiducia e amicizia e quindi, conoscendomi bene, sanno anche cosa propormi e, a loro volta, cosa cercare, per farmi felice. Ricerco materiali anche nelle maree di magazzini abbandonati e pieni di merce bellissima che altrimenti rimarrebbe lì inutilizzata, andandosi ad accumulare con il tempo. Cerco sempre di lavorare solo i tessuti vintage e naturali e quando trovo puro cotone, puro lino e così via è sempre un’emozione. Trovo prodotti lavorati secondo canoni che non esistono più, prodotti ottenuti nel rispetto dell’ambiente e tutti italiani, a prezzi veramente impensabili al giorno d’oggi. I materiali che uso a volte sono molto vecchi, parliamo di tessuti anche degli anni ’60 ancora in perfette condizioni, altri, invece, che necessitano accortezze e fantasia per poterne salvare almeno una parte.”

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Quali sono le principali sfide e difficoltà che una fashion designer come te deve affrontare quotidianamente? “Sicuramente i costi sono il primo scoglio; i costi che derivano dall’avere una partita iva, dei locali adeguati; i costi quasi inaccessibili se si vuol provare ad accedere al mondo della moda, con sfilate, showroom ed uffici stampa. La concorrenza delle grandi multinazionali poi, è un’altra delle difficoltà da affrontare: hanno mezzi quasi infiniti e competere e farsi strada tra loro, per arrivare ai clienti è veramente complesso. Da non dimenticare che per noi micro imprenditori è difficile offrire i servizi erogati dai grandi brand. Altra importante sfida è riuscire a svolgere la maggior parte del lavoro da soli, facendosi aiutare solo nelle cose necessarie…”

A quale target di clientela ti rivolgi? “Il mio brand ha un target abbastanza ampio e diversificato. Ho il piacere di lavorare per le donne di domani, ragazze giovanissime che mi scelgono per via delle linee pulite e fresche degli abiti, nonostante i richiami assolutamente vintage di ciascuna collezione.  Le mie clienti sono anche sensibili al discorso di #fashionrevolution. Ad esempio, ci sono le ragazze, donne che dai 25 ai 35 mi scelgono perché si trovano bene con lo stile pulito, romantico e comodo che propongo, con un rapporto qualità/prezzo vantaggioso e che hanno anche loro a cuore l’eticità del capo, una scoperta abbastanza recente per loro; ma ci sono anche donne più mature che sono nuove al discorso di #fashionrevolution, ma veterane nella scelta di abiti ben confezionati con materie prime di qualità. Queste ultime sono le clienti che in me ritrovano il piacere di indossare tessuti morbidi, confortevoli e con tutto quel gusto vintage che tanto piace.”

Progetti per il futuro? “Il futuro che vedo, o che, per meglio dire, sogno per la mia attività, è continuare su questa strada per arrivare a sempre più persone, sia in Italia che all’estero, per sensibilizzare e spiegare come si possa vivere in maniera etica senza rinunciare al proprio stile, alla moda e, giustamente, con un occhio anche al portafoglio. Al momento gestisco tutto da me, con l’aiuto di pochissimi esterni, come le foto, le grafiche etc., mi piacerebbe poter dare lavoro a più persone per creare una piccola, ma solida, realtà del manifatturiero italiano.”

Attualmente dove possiamo trovarti e acquistare le tue creazioni? “Al momento potete trovare la mia linea online, su www.carolinaemme.com e presso alcuni punti vendita come Diorama Boutique a Bologna e Labo.tique a San Benedetto del Tronto.”

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22 commenti su “Io, testa e cuore di Carolina Emme

  1. a volte semplificare è la cosa migliore e, vedendo questi abiti, penso proprio che in questo caso sia stato così!

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