Traduttrice per amore

Traduttrice per amore

Traduttrice, appassionata del suo lavoro e della vita

Maria Acosta Diaz, una professionista, un’amica, conosciuta per caso e per fortuna ci racconta la sua storia e la sua professione…

Cosa fai nella vita? La traduttrice di libri.

Perché hai scelto questa professione? Mi piace leggere in una lingua che non è la mia, capire quello che pensano altre persone che appartengono a una cultura tanto simile e allo stesso tempo tanto diversa da quella mia.

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 Cosa ti ha portato a questa scelta? L’italiano è una lingua che mi è sempre piaciuta sentire, così musicale e bella. Dieci anni fa mi sono iscritta alla Scuola di Lingue di Corugna e l’ho frequentata per cinque anni e ho continuato ad approfondire la lingua e da lì ho capito che mi sarebbe piaciuto fare la traduttrice dall’italiano allo spagnolo.

 Cosa ti piace e non ti piace della tua professione? Mi piace leggere cose diverse di persone diverse, tradurre questi pensieri nel modo più fedele possibile e cercare sempre di riportare allo spagnolo quello che, a volte, è intraducibile: la passione di ogni persona che scrive per la sua storia.

 Perché lavorare con te? Perché sono una persona onesta che ci mette l’anima e tutte le sue forze in ogni traduzione che fa, perché mi piace il lavoro fatto con cura. Per me il lavoro di tradurre un libro, sia di fiction sia tecnico, significa capire quello che la persona vuole dire nel modo più preciso possibile. Quindi, la collaborazione tra la persona che mi ha affidato il suo libro e me deve essere piena, altrimenti non lo faccio.

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In cosa sai effettivamente fare la differenza? Proprio in questo, nel chiedere la collaborazione agli autori/ autrici. Non si traducono parole bensì una maniera di pensare e di sentire la vita, il pensiero di chi ti ha dato la sua fiducia.

Se avessi la macchina del tempo, cosa cambieresti (Cosa avresti fatto in modo diverso ad evitarlo)? A dire il vero, non lo so, perché se non avessi fatto quello che ho fatto non potrei adesso parlare della mia passione per la lettura e la traduzione dei libri.

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Come ti definisci (sia lato personale che professionale)? Io non faccio differenza tra quello che è la Maria professionale e la Maria personale, io sono sempre la stessa in tutto quello che faccio, sia tirando di scherma, cucinando, scrivendo o traducendo: appassionata, precisa, cercando di fare del mio meglio, una persona di parola.

 10 anni come avresti immaginato la tua vita? Io immaginavo la mia vita in Italia, in una piccola città senza macchine, dove poter lavorare in quello che mi piace tanto e vivere tranquilla.

Hai un claim? Quale? Certo. Credo che in questa nostra società non si sappia valutare il lavoro delle donne che come me non siamo più, all’anagrafe, in giovane età. Voglio dire: io ho imparato a utilizzare un computer a 40 anni, ho cominciato a studiare italiano a 50 anni, dal momento in cui ho finito con i corsi di italiano, forse un anno dopo, ho fatto la mia prima traduzione di un capitolo di un libro di scherma per il mio professore, in italiano del XVII secolo. Da questo momento mi sono detta: perché non trarre profitto dalla mia passione? Così ho cominciato. Ma, di profitto ne traggo poco, almeno economico. Quello che mi piace tantissimo è incontrare delle persone fantastiche che hanno riposto la loro fiducia nel mio lavoro.

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 Progetti per il futuro? Mi piacerebbe continuare a tradurre, se fosse con uno stipendio che mi permettesse di vivere, meglio.

 Sei felice? Si può dire di si. Faccio quello che mi piace e ho un sacco di persone che mi vogliono bene.

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